c8.2.5 – Pascoli arborati e boschi pascolati. Storia e gestione nel contesto paesaggistico europeo e italiano

Emanueli F*

DAFNE, Università della Tuscia, Viterbo
Collocazione: c8.2.5 – Tipo Comunicazione: Presentazione orale
8° Congresso SISEF *
Sessione 2: “Gestione e Conservazione del Paesaggio rurale” *

Contatto: Francesca Emanueli (francescaemanueli@alice.it)

Abstract: I pascoli arborati sono sistemi silvo-pastorali, ad alto valore biologico e culturale riconosciuto ormai a livello internazionale. Si possono definire come quelle superfici a pascolo nelle quali si tende a conservare gli alberi che isolati, o in gruppi, coprono più o meno regolarmente il terreno in modo che il loro numero non possa mai essere a detrimento della produzione erbacea. L’interesse odierno per questi boschi è molteplice. Dal punto di vista economico consentono il rilancio di aree abbandonate e marginali alle colture specializzate, attraverso una vasta gamma di produzione tipiche dalla carne ai prodotti caseari. Grazie alla possibile applicazione di forme di allevamento estensivo, la sicurezza alimentare dei prodotti è garantita dalla dieta rigorosamente naturale degli animali. Dal punto di vista ambientale, la frammentazione di usi del suolo e di habitat garantisce alti livelli di specie e di ecosistemi. Il valore che oggi viene dato a questi soprassuoli dal punto di vista della gestione del territorio rurale è testimoniato dal caso del Trentino Alto-Adige e del Friuli dove, attraverso il PSR, vengono erogati incentivi e premi, affinché i pascoli arborati siano mantenuti in uso. Questo contributo ha lo scopo di riportare una visione panoramica delle origine storiche e delle modalità gestionali applicate a questi sistemi forestali in Europa (Francia, Spagna e Inghilterra, Italia). In Italia le scienze forestali, al contrario di altri Paesi come la Spagna, non hanno codificato una forma di trattamento selvicolturale per i pascoli arborati. Per questo motivo le informazioni necessarie al recupero e alla gestione di questi boschi sono state ricavate dalle notizie storiche della passata bibliografia forestale. La differenza tra il modello colturale del bosco da pascolo con quello del bosco sottoposto al pascolamento è sostanziale: il primo ha come precipuo obiettivo l’alimentazione del bestiame e l’integrità e la conservazione della componente arborea. Il secondo è una compenetrazione tra la selvicoltura e l’allevamento, che può essere adottata solo in modo temporaneo. Il pascolo arborato implica, infatti, tutta una serie di accorgimenti colturali tali che lo rendono capace di assolvere molteplici scopi. Il ceduo a capitozza era una forma di governo regolarmente impiegata nei pascoli arborati italiani e inglesi. La sua produzione era triplice: legna, frasca e, quando la densità delle ceppaie era ridotta, il pascolo erbaceo sottostante. La capitozzatura ripetuta ha dato vita a formazioni forestali di notevole valenza paesaggistica, grazie alla presenza di piante monumentali e oggetto di particolare tutela come nel caso del “Bosco di Sant’Antonio”, (Prov. Aquila) posto sotto vincolo paesaggistico già dal 1953. Il bosco nei pascoli di ambienti montani ha una funzione importante di protezione nei confronti del pascolo. Le specie che vanno a comporre questi boschi sono eminentemente tolleranti l’ombra e con una chioma molto aduggiante (es. abete rosso). Per questi motivi gli alberi sui pascoli sono mantenuti a boschetti di piccole dimensioni (2500-3000 m2) e distanziati tra loro in modo che la superficie del pascolo riceva luce solare diretta per qualche ora al giorno. Il trattamento si basa su tagli su piccole superfici, che crea disetaneità tra i boschetti. La superficie del pascolo si suddivide in sezioni stabilite in base alla produzione foraggera e al carico animale che si vuole introdurre. Ciascun boschetto può essere recintato permanentemente con siepi o muri a secco; altrimenti si possono usare recinzioni temporanee fino a quando la rinnovazione naturale non risulta indenne dal morso del bestiame. La fustaia rada da pascolo ad alberi sparsi è costituita da specie eliofile come le querce, con chioma leggera, che non aduggia il cotico erbaceo e che mantenute allo stato isolato danno abbondanti produzioni di frutto. La distanza tra gli alberi viene stabilita in base al grado di copertura delle chiome al suolo. La gestione selvicolturale si traduce in un taglio saltuario che consente più facilmente l’adozione di turni fisici e la rinnovazione continua sotto copertura. Regolare il grado di copertura serve per equilibrare i rapporti di concorrenza tra pascolo e alberi e allo stesso tempo garantire la funzione protettiva e produttiva del pascolo arborato. Le cure colturali del soprassuolo consistono in potature agli alberi, decespugliamenti selettivi a carico del sottobosco per reclutare i semenzali e miglioramenti del pascolo. Il pascolo arborato governato a fustaia disetanea, come avviene usualmente per i pascoli arborati spagnoli, è la modalità di uso del suolo che sembra assolvere contemporaneamente le finalità protettive, produttive (in termini di produzione foraggera, erba e frutto) ed estetico-paesaggistiche.

Parole chiave: Pascoli arborati, Boschi pascolati, Storia, Gestione

Citazione: Emanueli F (2011). Pascoli arborati e boschi pascolati. Storia e gestione nel contesto paesaggistico europeo e italiano . 8° Congresso Nazionale SISEF, Rende (CS), 04 – 07 Ott 2011, Contributo no. #c8.2.5