c8.12.1 – Ricostituzione di boschi a dominanza di faggio con Abies alba nell’Appennino tosco-marchigiano. Approccio integrato e impostazione della ricerca.

Banchi E, Carnevale S, Castaldi C, De Rogatis A, Ducci F, Germani A, Manetti MC, Marchi M, Mazza G, Merlini P, Proietti R, Verdelli G

Collocazione: c8.12.1 – Tipo Comunicazione: Poster
8° Congresso SISEF *
Sessione 12: “Poster” *

Contatto: Maria Chiara Manetti (mariachiara.manetti@entecra.it)

Abstract: L’abete bianco (Abies alba Mill.) è una specie forestale che in Italia occupa circa 65.000 ha con una distribuzione prevalentemente alpina, ma con la presenza di nuclei importanti anche nell’Italia Centrale (INFC 2007). Nell’Appennino centrale, l’abbandono colturale degli ultimi decenni e le condizioni climatiche avverse (global-changing) stanno mettendo a rischio la presenza dell’abete bianco, la cui conservazione risulta invece estremamente importante per la valenza storica e scientifica che tali popolamenti rivestono. Questi soprassuoli, vista la longevità, la storia colturale e la sensibilità ai caratteri climatici, rappresentano infatti un’importante fonte di dati per studi e ricerche di carattere selvicolturale, genetico e dendroecologico. Il progetto LIFE 08NAT/IT/000371 “Ricostituzione di boschi a dominanza di faggio con Abies alba nell’Appennino tosco-marchigiano (RESILFOR)” mirato alla salvaguardia ed alla reintroduzione dell’abete bianco di origine autoctona e sviluppato da CRA-SEL, Regione Marche, Comunità Montana della Val d’Orcia, Comunità Montana del Casentino e D.R.E.Am. ITALIA, si pone l’obbiettivo di conservare e valorizzare l’abete appenninico degli habitat prioritari della rete Natura 2000 ed è suddiviso in 5 azioni da sviluppare in un arco temporale di 4 anni. Gli studi sono condotti in Toscana, in due popolamenti che si presuppone di origine naturale, ubicati all’interno del Parco delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna (Arezzo) e del SIC Pigelleto sul Monte Amiata (Siena). L’attività in corso prevede sia l’individuazione e la caratterizzazione ecologica, strutturale e compositiva dei possibili siti di reintroduzione dell’abete, che il monitoraggio in popolazioni autoctone per la conservazione in situ del patrimonio genetico. In particolare in merito al primo punto, l’obiettivo colturale è il reinserimento dell’abete in seguito a interventi di diradamento o di tagli a buche. Allo scopo sono state caratterizzate 37 aree di ricerca, selezionate in pinete adulte di pino nero ed in popolamenti di faggio variamente strutturati (cedui invecchiati, avviamenti ad alto fusto, soprassuoli radi). L’attività condotta nei soprassuoli autoctoni di abete bianco prevede la caratterizzazione strutturale, indagini fenologiche, dendroecologiche e genetiche. A tale fine sono state delimitate, nei due siti di studio, 3 aree permanenti di ricerca di circa 1 ettaro ciascuna, all’interno delle quali sono state evidenziate, numerate, mappate e caratterizzate sia le piante madri di abete sia i nuclei di rinnovazione presenti. Lo studio fenologico avviene mediante il prelievo, settimanale inizialmente e bisettimanale poi, di micro-carote con campionatore Trephor, brevettato dall’Università di Padova (brevetto n. PD2004A000324). La lettura delle file di cellule prodotte dal cambio e la costruzione di curve incrementali permetterà di stimare il periodo di inizio e la lunghezza delle diverse fasi fenologiche, nonché di individuare le eventuali correlazioni con le variazioni dei parametri climatici, nel tempo e nello spazio. L’analisi dendroecologica viene eseguita con l’obbiettivo di evidenziare i principali patterns di accrescimento dell’abete bianco nelle aree selezionate, le loro relazioni con i parametri climatici e gli eventuali disturbi causati da interventi antropici, e confrontarli con quelli di altre cronologie appenniniche. Le indagini genetiche hanno come obbiettivo l’individuazione di coorti di parenti tra le varie generazioni, attraverso l’utilizzo di marcatori molecolari. In questo studio sono utilizzati come marcatori i microsatelliti (ripetizioni in tandem di una corta sequenza, da 2 a 6 nucleotidi), che sono altamente polimorfici, anche in popolazioni piccole, co-dominanti e densamente distribuiti attraverso tutto il genoma. In relazione alla distribuzione dei nuclei di rinnovazione presenti, è possibile determinare la progenie delle generazioni successive e caratterizzare la struttura genetica delle diverse classi sociali presenti. La caratterizzazione allelica dei microsatelliti di Abies alba (Cremer et al. 2005) viene effettuata tramite reazione a catena della polimerasi (PCR). Dopo la PCR i campioni sono caricati nel sequenziatore automatico di acidi nucleici (Applied Biosystems 310) per l’elettroforesi capillare. L’integrazione dei risultati specifici consentirà di definire le caratteristiche genetiche, ecologiche, strutturali e selvicolturali degli habitat studiati e quindi sia verificare la capacità di risposta della specie alle sollecitazioni ambientali ed agli stimoli esterni sia stabilire, in relazione ai cambiamenti climatici, i siti più idonei alla reintroduzione dell’abete.

Parole chiave: Abete Bianco, Conservazione, Interventi Colturali, Struttura, Fenologia Del Cambio, Genetica, Dendroecologia, Resilfor

Citazione: Banchi E, Carnevale S, Castaldi C, De Rogatis A, Ducci F, Germani A, Manetti MC, Marchi M, Mazza G, Merlini P, Proietti R, Verdelli G (2011). Ricostituzione di boschi a dominanza di faggio con Abies alba nell’Appennino tosco-marchigiano. Approccio integrato e impostazione della ricerca. . 8° Congresso Nazionale SISEF, Rende (CS), 04 – 07 Ott 2011, Contributo no. #c8.12.1