c6.2.7 – δ13C, δ18O e δ15N negli anelli legnosi quali efficaci indicatori degli effetti delle deposizioni azotate su ecosistemi forestali

Guerrieri MR (1), Siegwolf RTW (2), Saurer M (2), J’agi M (2), Cherubini P (3), Saracino A (4), Borghetti M (1)

(1) Università della Basilicata, Potenza (IT); (2) PSI, Villigen PSI (CH); (3) WSL, Birmensdorf (CH); (4) Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Portici (IT).
Collocazione: c6.2.7 – Tipo Comunicazione: Presentazione orale
6° Congresso SISEF *
Sessione 2: “Sessione 2: Fattori di stress e strategie di mitigazione” *

Contatto: Maria Rosa Guerrieri (maria.guerrieri@unibas.it)

Abstract: L’aumento dei livelli di azoto reattivo nell’atmosfera, sottoforma di NOx e NHx, negli ultimi decenni, è prevalentemente legato alle attività antropiche. Le emissioni di NOx, in particolare, derivano per il 70% dalla circolazione di autoveicoli e da attività industriali. Una quota consistente di questo azoto reattivo raggiunge gli ecosistemi terrestri ed acquatici mediante deposizioni umide o secche. Negli ecosistemi forestali, queste deposizioni hanno importanti implicazioni sul ciclo globale dell’azoto. Nelle foreste temperate, in particolare, dove spesso l’azoto è il fattore limitante, queste addizioni hanno un effetto fertilizzante, perlomeno in una fase iniziale. Recenti studi, basati su modelli e su fertilizzazioni a livello del suolo, hanno messo in evidenza un aumento della produttività delle foreste come conseguenza della maggiore disponibilità di azoto, confermando il loro ruolo decisivo come sink per l’eccesso di CO2 in atmosfera. Deposizioni croniche, tuttavia, provocando un eccesso di azoto rispetto alla domanda da parte delle piante e della microflora tellurica, comportano squilibri nei cicli biogeochimici, con possibili alterazioni dei processi fisiologici delle piante. Studi di lungo periodo sono, dunque, necessari, allo scopo di individuare e monitorare le risposte ecofisiologiche di alberi sottoposti a questo fattore di stress antropico. Nella presente ricerca due casi di studio sono stati considerati: alberi di Quercus cerris L. e di Picea abies L. Karst esposti ad emissioni derivanti rispettivamente da una raffineria in Basilicata (Italia) e dal traffico veicolare, nei pressi dell’autostrada A2 nel canton Ticino (Svizzera). Combinando le misure delle ampiezze anulari con quelle relative alla composizione isotopica di azoto, carbonio e ossigeno nelle foglie e nel legno degli anelli di accrescimento è stato possibile discriminare gli effetti di due diverse fonti di emissioni di NOx, in termini di cambiamenti di assimilazione, conduttanza stomatica e accrescimento. Il differente trend dei valori di δ15N misurato nelle foglie e negli anelli legnosi delle due diverse specie considerate indica una diversa composizione isotopica dell’azoto derivante dalle due diverse fonti di inquinamento. Il trend osservato per i valori di δ13C e δ18O negli anelli di accrescimento suggerisce un effetto negativo delle emissioni di NOx su assimilazione e, soprattutto, conduttanza stomatica in entrambi i casi di studio considerati. Le misure dendrocronologiche hanno messo in evidenza una riduzione dell’accrescimento, nel caso di alberi di Picea abies nei pressi dell’autostrada. Nel caso di Quercus cerris, invece, è stato osservato un notevole incremento dei tassi di accrescimento negli anni successivi all’inizio dell’attività della raffineria, suggerendo un effetto fertilizzante da parte delle emissioni di NOx.

Citazione: Guerrieri MR , Siegwolf RTW , Saurer M , J’agi M , Cherubini P , Saracino A , Borghetti M (2007). δ13C, δ18O e δ15N negli anelli legnosi quali efficaci indicatori degli effetti delle deposizioni azotate su ecosistemi forestali . 6° Congresso Nazionale SISEF, Arezzo, 25 – 27 Set 2007, Contributo no. #c6.2.7