c2.6.8 – Interventi di arboricoltura da legno in provincia di Bari

Campanile D, Lombardi VN, Semerari P

Ispettorato Regionale delle Foreste, Regione Puglia – v. P. Gobetti, 26 – 70125 Bari (BA)
Collocazione: c2.6.8 – Tipo Comunicazione: Poster
2° Congresso SISEF *
Sessione 6: “Posters” *

Abstract: Il crescente fabbisogno di legname pregiato da parte delle industrie del settore impone, lì dove le condizioni ecologiche lo permettono, di realizzare impianti specializzati. Il mutato quadro dell’agricoltura italiana mette a disposizione nuove superfici da destinare alla arboricoltura da legno di qualità. Si tratta di aziende ben organizzate, con terreni facilmente lavorabili, con buone dotazioni di fertilità e contenuto idrico e serviti da strade. Tutti elementi che possono assicurare produzioni soddisfacenti oltre a facilitare cure colturali e l’utilizzazione del soprassuolo. Un esempio di arboricoltura da legno è stato realizzato in un’azienda agricola in agro di Gravina in Puglia, in provincia di Bari, ubicata nel comprensorio del Consorzio di Bonifica Appulo-Lucano, nella parte più orientale della fossa bradanica. L’area si presenta ondulata e con dolci pendenze e fa parte di un complesso collinare di pertinenza appenninica di cui è la parte più prossima alla città di Gravina. L’azienda è localizzata nella parte più bassa della collina con esposizioni prevalente ad est e con un’altitudine che va da 330 a 463 m. s.l.m.. La dotazione idrica dell’azienda è assicurata dalla presenza di numerosi pozzi trivellati che soddisfano il fabbisogno irriguo nei mesi siccitosi. La struttura geologica del territorio in cui ricade l’azienda è costituita essenzialmente da formazioni del Villafranchiano (conglomerato di Irsina e sabbie dello Staturo). Il terreno è sabbioso-franco. La scelta delle specie, effettuata in seguito all’analisi stazionale, sono state considerate non solo le caratteristiche termopluviometriche della zona ma anche quelle pedologiche. Considerando il regime pluviometrico, il ciliegio da legno (Prunus avium L.) e il noce (Juglans regia) si trovano al limite del loro areale, ma grazie alla disponibilità di acqua derivante dai pozzi presenti in azienda, utilizzata per irrigazioni di soccorso nel periodo estivo, è posibile la loro coltivazione. La lavorazione del terreno è stata compiuta andantemente su tutta la superficie alla fine del periodo estivo, in modo da permettere una sufficiente areazione, mediante rippatura incrociata a una profondità di circa 50 cm. Subito dopo si è proceduto alla concimazione di fondo con concime binario, interrato mediante aratura superficiale (20-30 cm) con aratro a dischi, seguita infine dalla fresatura. L’apertura delle buche, con il terreno così sminuzzato, è stata eseguita a mano. La piantagione è avvenuta mediante la messa a dimora di piantine di un anno (1s) a radice nuda, in quanto più sviluppate e meglio conformate. Essendo il ciliegio la specie eliofila, intendendo per eliofilia non solo un maggiore fabbisogno di luce, ma anche una minore tolleranza alla concorrenza interspecifica e intraspecifica, la densità di impianto è stata necessariamente ridotta (400 piante/ha), pur tenendo conto che il materiale di impianto non è stato selezionato all’origine.

Citazione: Campanile D, Lombardi VN, Semerari P (1999). Interventi di arboricoltura da legno in provincia di Bari . 2° Congresso Nazionale SISEF, Bologna, 20 – 22 Ott 1999, Contributo no. #c2.6.8