c2.6.11 – L’ozono nel bosco ticinese: un esempio di divulgazione scientifica

Cherubini P(1), Moretti G(2), Bernasconi A(3), Bettelini D(2), Camponovo C(3), Ceschi I(2), Ferretti M(4), Gianinazzi A(5), Günthardt-Goerg M(1), Hug C(1), Innes JL(1), Lorenzini G(6), Skelly J(7), VanderHeyden D(7), Henseler P(1), Annen J(

(1) Ist. fed. di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL/FNP), Birmensdorf, (CH); – (2) Sezione forestale, Dipartimento del territorio, Canton Ticino, Bellinzona (CH); – (3) Sezione protezione aria e acqua, Dipartimento del territorio
Collocazione: c2.6.11 – Tipo Comunicazione: Poster
2° Congresso SISEF *
Sessione 6: “Posters” *

Abstract: Negli ultimi tempi, soprattutto quale conseguenza delle sempre maggiori ristrettezze economiche alle quali deve far fronte la ricerca scientifica, si sente sempre più spesso parlare della necessità di un più stretto contatto fra ricerca e società, e da più parti viene auspicata un’adeguata divulgazione dei risultati conseguiti dalla ricerca. La divulgazione scientifica, per essere efficace, deve essere il risultato di un approccio interdisciplinare, di collaborazioni scientifiche internazionali, che ne attestino la validità scientifica, e della cooperazione fra enti di ricerca ed enti locali, capaci di tradurre in pratica il risultato scientifico. Presentiamo un esempio di divulgazione scientifica, una mostra di 17 posters, sugli effetti di alte concentrazioni di ozono troposferico sulla vegetazione forestale del Ticino (Svizzera). La qualità dell’aria, a partire dalla rivoluzione industriale, è cambiata significativamente. L’immissione di sostanze, da parte di processi industriali e di altre attività umane (ad es., il traffico automobilistico), ha mutato la composizione chimica dell’atmosfera. L’inquinamento dell’aria viene ritenuto responsabile di danni e malattie a carico della salute degli esseri viventi (uomo compreso). Fenomeni di deperimento della vegetazione forestale vicino a fonti inquinanti (inquinamento localizzato), quali ad es. centrali a carbone, sono stati osservati spesso. In questi casi è risultata palese la relazione di tipo “causa-effetto” esistente fra inquinanti e danni. Più difficoltosa è la determinazione degli effetti dell’inquinamento su scala regionale, quello cioè dovuto al trasporto di sostanze inquinanti a lunga distanza. Nonostante, per anni, i media abbiano fatto cenno a fenomeni addebitati all’inquinamento regionale (ad es. le “piogge acide”), soltanto in rari casi è stato possibile evidenziare relazioni di tipo causale. I maggiori problemi di inquinamento, nel passato, furono determinati da emissioni di ossidi di zolfo. Le misure adottate dai vari paesi hanno ottenuto una loro riduzione ed attualmente non costituiscono più un problema. Negli ultimi anni, invece, è apparso in primo piano il problema dell’aumento delle emissioni di ossidi di azoto e delle alte concentrazioni di ozono troposferico. In Ticino da anni vengono registrate concentrazioni di ozono molto elevate e, recentemente, sono stati evidenziati danni da ozono sulla vegetazione forestale. È la prima volta che, in boschi europei, vengono osservati danni da ozono, ed è, inoltre, uno dei rari casi nei quali danni al bosco possono essere addebitati ad inquinamento su scala regionale. L’esposizione, preparata a cura di vari specialisti, è destinata prioritariamente ai giovani delle scuole ticinesi. Scopo della mostra è divulgare i risultati delle ricerche effettuate dal nostro Istituto in Ticino, sugli effetti dell’ozono sul bosco, e fornire un quadro sintetico dello stato delle conoscenze. I primi posters (“L’ozono“, a cura di Caroline Camponovo e Angelo Bernasconi della Sezione protezione aria e acqua, Dipartimento del territorio, Bellinzona) forniscono le basi di chimica sull’argomento trattato. Cercano di soddisfare la curiosità degli studenti più attenti, rispondendo alle seguenti domande: cosa è l’ozono, come si forma, quali sono le condizioni atmosferiche che ne determinano la formazione? Quale è la differenza fra ozono stratosferico ed ozono troposferico? È vero che in alto ve ne è troppo poco, in basso troppo? I posters “L’ozono e la salute umana“, preparati da Andrea Gianinazzi della Sezione sanitaria, Dipartimento opere sociali, Bellinzona, descrivono gli effetti provocati dalle due forme di ozono (stratosferico e troposferico) sulla salute umana, ricordando come gli effetti degli inquinanti possano mostrare i loro effetti prima sull’uomo che sulle piante. Questi posters evidenziano l’esigenza di un approccio interdisciplinare a problemi complessi, come l’inquinamento atmosferico. Davide Bettelini (Sezione forestale, Dipartimento del territorio, Bellinzona) decrive, con l’aiuto di accattivanti immagini, Il bosco ticinese, le sue funzioni, le sue principali caratteristiche. Questi posters sono molto importanti per destare l’interesse del pubblico, perché ancorano la mostra al territorio ticinese, attirando l’attenzione dei giovani ticinesi su aspetti nuovi di un territorio che già conoscono. I tre posters che seguono, “Danni da ozono su piante forestali in Ticino“, a cura di John L. Innes, Christian Hug, Paolo Cherubini (Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL/FNP), Birmensdorf) e di John M. Skelly e David J. VanderHeyden (Department of Plant Pathology, The Pennsylvania State University, University Park, U.S.A.), costituiscono la parte centrale della mostra attorno alla quale si sono in seguito sviluppati gli altri posters. L’idea dell’allestimento della mostra è difatti partito dalla volontà di divulgare i risultati ottenuti dall’esperimento all’aria aperta descritto nei posters. Nel 1993, in Ticino, sulle foglie di prugnolo tardivo (Prunus serotina Ehrh.) furono notati sintomi molto simili a quelli che nell’America del Nord vengono imputati all’ozono. Studiando la distribuzione geografica dei sintomi, fu evidenziato come questa coincidesse con quella delle più elevate concentrazioni di ozono. I posters illustrano un esperimento condotto in camere a cielo aperto (OTC, open top chambers) a Lattecaldo, vicino a Chiasso (al confine con l’Italia), per verificare se i sintomi notati possano essere riprodotti in condizioni controllate. Le piante, nelle camere, non vengono fumigate con diverse concentrazioni di ozono, come solitamente avviene in studi di laboratorio. Anziché arricchire l’aria con ozono e fumigare, qui viene utilizzata l’aria dell’ambiente circostante. Questa, infatti, è già inquinata a sufficienza. Nelle camere ad aria non filtrata, le piante presentano gli stessi sintomi già osservati nei boschi ticinesi, che invece non si manifestano sulle piante nelle camere ad aria filtrata. Indagini di laboratorio hanno mostrato che i danni riscontrati a Lattecaldo sono riproducibili attraverso fumigazioni con ozono. Possiamo dunque escludere la responsabilità di altri inquinanti e ritenere l’ozono il responsabile dei sintomi. Il prugnolo tardivo è la specie più sensibile ai danni da ozono. Anche il faggio ed il frassino sono risultati sensibili. Il poster “La diffusione del prugnolo tardivo (Prunus serotina Ehrh.) nel Ticino“, redatto da Ivo Ceschi (Sezione forestale, Dipartimento del territorio, Bellinzona) presenta questo ciliegio americano che cosí bene si è acclimatato nel clima insubrico ticinese. Gli inquinanti atmosferici non si fermano ai confini di stato, e con i loro movimenti transfrontalieri costituiscono un problema che può essere affrontato solo a livello internazionale. È il caso dell’ozono in Ticino ed in Pianura Padana. Un esempio di collaborazione internazionale è offerto dal poster “Ozono troposferico e suoi effetti su colture agrarie in Italia“, preparato da Marco Ferretti (Linnæa ambiente Srl, Firenze) e Giacomo Lorenzini (Università di Pisa, Dipartimento di Coltivazione e Difesa delle Specie Legnose) sulle esperienze da tempo acquisite su piante agrarie (ad es. tabacco, trifoglio) in Pianura Padana ed in Toscana. I risultati ottenuti da ricerche di laboratorio sugli effetti della morfologia fogliare sulla sensibilità delle piante all’ozono, e su quelli dell’ozono sulla sulla fisiologia delle piante, vengono riassunti dai posters “Perché le piante sono differentemente sensibili all’ozono?” di Madeleine Günthardt-Goerg (Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL/FNP), Birmensdorf). Il poster finale “L’ozono causa danni nel bosco ticinese“, di John L. Innes, John M. Skelly e Paolo Cherubini, riassume il principale messaggio che deriva dalle ricerche effettuate e dall’insieme della mostra

Citazione: Cherubini P, Moretti G, Bernasconi A, Bettelini D, Camponovo C, Ceschi I, Ferretti M, Gianinazzi A, GünthardtGoerg M, Hug C, Innes JL, Lorenzini G, Skelly J, VanderHeyden D, Henseler P, Annen J (1999). L’ozono nel bosco ticinese: un esempio di divulgazione scientifica . 2° Congresso Nazionale SISEF, Bologna, 20 – 22 Ott 1999, Contributo no. #c2.6.11