c8.7.2 – Salvaguardia di risorse genetiche di pero e melo selvatico

Belletti P* (1), Ferrazzini D (2), Camerano P (3)

(1) Università di Torino – DIVAPRA Genetica Agraria – piero.belletti@unito.it; (2) Università di Torino – DIVAPRA Genetica Agraria – diana.ferrazzini@unito.it; (3) IPLA SpA – Unità Operativa Biodiversità, Foreste e Paesaggio – camerano@ipla.org
Collocazione: c8.7.2 – Tipo Comunicazione: Presentazione orale
8° Congresso SISEF *
Sessione 7: “Biodiversità e Risorse genetiche forestali” *

Contatto: Piero Belletti (piero.belletti@unito.it)

Abstract: Il perastro (o pero selvatico) e il melo selvatico sono alberi di piccoli dimensioni, che presentano un elevato interesse dal punto di vista ecologico, partecipando alla costituzione di numerose cenosi naturaliformi. Entrambe le specie si presentano allo stato sporadico e con densità molto modeste: vegetano dalla pianura fin verso 1.000 m di quota sulle Alpi e fino a 1.300m sull’Appennino ligure-piemontese. I soggetti che crescono allo stato selvatico posssono tuttavia derivare da forme domestiche rinselvatichite, mentre vanno anche considerati i possibili effetti di incroci con individui appartenenti a varietà coltivate, che potrebbero aver favorito l’introgressione di materiale genetico nelle forme più tipicamente selvatiche. Con il contributo economico della Regione Piemonte è stato pertanto avviato un programma di ricerca, finalizzato sia ad acquisire dettagliate informazioni sulla diffusione delle due specie e sulle loro caratteristiche genetiche, sia ad ipotizzare le strategie più razionali per la conservazione delle risorse genetiche ancora presenti. Le analisi genetiche condotte in laboratorio mediante il ricorso a marcatori molecolari SSR hanno consentito il raggiungimento di due obiettivi. Il primo riguarda la definizione di ambiti territoriali in cui sono presenti individui geneticamente omogenei, che vengono proposti quali Regioni di Provenienza: pianura, rilievi appenninici e rilievi collinari interni. È stato inoltre possibile distinguere in maniera molto netta i genotipi riconducibili a forme selvatiche delle due specie da quelli coltivati. Sulla base dei risultati di cui sopra sono state proposte le seguenti strategie per la conservazione delle risorse genetiche di pero e melo selvatico e per l’identificazione di aree in grado di fornire seme di elevato valore genetico. 1. Realizzazione di riserve biogenetiche Sono state individuate, nell’ambito delle Regioni di Provenienza “pianura” ed “Appennini” e per ciascuna specie, aree caratterizzate da una buona presenza di esemplari di pero e melo selvatico, sufficientemente isolate da piante affini a forme domestiche, con elevata sicurezza di mantenimento del popolamento e facile accesso. Tali aree rappresenterebbero la “core zone” di future riserve biogenetiche e sono state identificate all’interno di aree protette, laddove sono maggiori le garanzie di conservazione e gestione ottimale dei popolamenti. Le aree prescelte sono il Bosco della Partecipanza (per la Regione di Provenienza della pianura) e le Capanne di Marcarolo (per la RdP Appennino). È stata verificata, tramite analisi molecolari in laboratorio, l’effettiva “selvaticità” di tutti i soggetti presenti nelle aree prescelte. Nel caso in cui si siano individuate piante con genotipo prevalentemente riconducibile alle forme coltivate, si è proposta l’eliminazione di tali individui. Sono inoltre stati proposti interventi gestionali selvicolturali per favorire la produzione di frutti. 2. Costituzione di arboreti da seme Per quanto riguarda la Regione di Provenienza “dei rilievi collinari interni” (colline del Po, Monferrato, Roero e Langhe) si è proposta la costituzione di arboreti. Tale intervento è suggerito dall’impossibilità di individuare realtà come quelle di cui al punto precedente, considerando anche la carenza di aree protette e le caratteristiche evolutivo-colturali e socio-economiche poco favorevoli dei boschi in cui melo e pero sono presenti. Tali impianti sarebbero funzionali sia alla conservazione delle risorse genetiche in senso stretto, evitando il rischio di ibridazione con forme coltivate, sia alla sicurezza a breve termine di mantenimento dei portaseme Essi inoltre garantirebbero la produzione di seme di elevato valore genetico da utilizzare in rimboschimenti e ricostituzione di soprassuoli naturaliformi. Come localizzazione, il vivaio regionale di Albano Vercellese potrebbe rappresentare la soluzione ottimale, sia per la lontananza dai boschi naturali che per la facilità di gestione.

Parole chiave: Biodiversità, Pero Selvatico, Melo Selvatico, Marcatori Molecolari

Citazione: Belletti P , Ferrazzini D , Camerano P (2011). Salvaguardia di risorse genetiche di pero e melo selvatico . 8° Congresso Nazionale SISEF, Rende (CS), 04 – 07 Ott 2011, Contributo no. #c8.7.2