c8.5.9 – Quale gestione post-incendio in boschi di conifere delle Alpi? Il ruolo dei micrositi e l’importanza della necromassa

Marzano R* (1), Garbarino M (1), Marcolin E (2), Lingua E (2)

(1) Dip.to AGROSELVITER, Univ. di Torino, via L. da Vinci 44, I-10095 Grugliasco (TO); (2) Dip.to TeSAF, Univ. di Padova, viale dell’Università 16, I-35020 Legnaro (PD)
Collocazione: c8.5.9 – Tipo Comunicazione: Presentazione orale
8° Congresso SISEF *
Sessione 5: “Incendi forestali: modelli previsionali, impatti, recupero e governo del territorio” *

Contatto: Raffaella Marzano (raffaella.marzano@unito.it)

Abstract: La ricerca analizza l’impatto di differenti pratiche di gestione post-disturbo allo scopo di definire quale approccio sia più appropriato per la ricostituzione di un popolamento di pino silvestre percorso da un incendio di chioma di elevata severità. In particolare si sono approfondite le dinamiche di rinnovazione naturale in risposta ad un disturbo caratterizzato da mortalità pressochè totale del soprassuolo, verificando quali parametri topografici e ambientali possano favorire l’insediamento e la sopravvivenza dei semenzali. L’indagine è condotta nel comune di Verrayes (AO), in località Bourra, area interessata nel marzo 2005 da un incendio di chioma che ha percorso una superficie di 257 ha. L’incendio ha provocato la morte del soprassuolo, caratterizzato in prevalenza da pino silvestre, su una superficie di 160 ha. A seguito dell’evento quattro aree di monitoraggio di lungo periodo sono state insediate all’interno dell’area percorsa. Ciascuna è caratterizzata da un diverso trattamento, ovvero tipologia di intervento post-incendio: (A) salvage logging (abbattimento ed esbosco degli individui morti o deperienti) e rilascio della ramaglia accatastata (sup. 5 ha; anno di intervento 2007); (B) abbattimento (altezza taglio = 1 m), sramatura e rilascio di tutta la necromassa (con disposizione dei fusti sul terreno a spina di pesce e a 45° rispetto alla linea di massima pendenza) (sup. 1 ha; anno di intervento 2009); (C) abbattimento in modo casuale dei fusti, senza sramatura, con rilascio di tutta la necromassa (sup. 1 ha; anno di intervento 2009); (D) nessun intervento (controllo) (sup. 3 ha). In circa 5 ettari degli 8 totali interessati dallo studio è stato eseguito il cavallettamento totale (dbh > 5 cm) dei fusti morti in piedi e a terra, con rilievo dei relativi principali parametri dendrometrici e delle coordinate. I fusti presenti nell’area D sono stati inoltre individuati in modo permanente tramite etichette numerate. Sono state individuate in modo casuale 60 aree di saggio circolari di 6 m di raggio all’interno dei diversi trattamenti (A=20; B=10; C=10; D=20). In ogni area di saggio sono state rilevate specie, altezza totale, diametro al colletto, età e coordinate della rinnovazione naturale e copertura del suolo. Parallelamente si sono analizzati oltre 360 micrositi (20 x 20 cm) caratterizzati dalla presenza di rinnovazione ed altrettanti micrositi limitrofi sprovvisti di rinnovazione, allo scopo di individuare le condizioni microstazionali più favorevoli all’insediamento dei semenzali. Tutti i rilievi sono stati georiferiti (precisione < 1m) in modo da permettere il monitoraggio dell’evoluzione futura sugli stessi punti. Dall’analisi dei dati rilevati si evince come gli individui di rinnovazione siano presenti in numero esiguo all’interno di tutti i trattamenti (densità media inferiore a 1000 individui/ha), con una netta predominanza, in termini di densità, della rinnovazione generata per via agamica rispetto a quella originata da seme. Il pioppo tremolo costituisce in particolare la specie maggiormente rappresentata e manifesta un comportamento nettamente differenziabile rispetto a tutte le altre specie, non correlabile alle variabili analizzate (sia stazionali che relative agli interventi effettuati) e spiegabile in relazione alla principale strategia di ricostituzione (riproduzione vegetativa) messa in atto. Si è quindi rilevato come la rinnovazione tenda ad insediarsi laddove vi sia una maggiore quantità di necromassa in piedi o a terra, mentre un comportamento opposto è stato evidenziato nelle zone con maggiore presenza di suolo nudo. Tale risultato è confermato anche dall’analisi delle condizioni microstazionali, che mostra come più del 65% della rinnovazione si sia insediata a meno di un metro di distanza da un elemento di necromassa. Il pino silvestre in particolare conferma questa correlazione con la necromassa, che potrebbe quindi avere svolto un ruolo di facilitazione nei confronti della rinnovazione. E’ stato appurato come la presenza di necromassa possa aumentare in modo significativo (fino a circa 4 volte) la probabilità di insediamento e sopravvivenza dei semenzali. Pur non essendo stato possibile riscontrare ad oggi un effetto diretto dei trattamenti (considerato anche il poco tempo trascorso dall’esecuzione degli interventi) sulla rinnovazione, è tuttavia evidente come una maggiore disponibilità di elementi di necromassa possa favorirne la presenza. Si è inoltre evidenziato come l’effetto positivo della presenza di necromassa si esplichi anche nel favorire una maggiore diversità specifica e strutturale della rinnovazione.

Parole chiave: Incendi Boschivi, Pino Silvestre, Ricostituzione, Salvage Logging

Citazione: Marzano R , Garbarino M , Marcolin E , Lingua E (2011). Quale gestione post-incendio in boschi di conifere delle Alpi? Il ruolo dei micrositi e l’importanza della necromassa . 8° Congresso Nazionale SISEF, Rende (CS), 04 – 07 Ott 2011, Contributo no. #c8.5.9