c8.4.5 – Diagramma di gestione della densità per piantagioni di pino laricio (Pinus laricio Poiret) della Calabria

Tomaiuolo M* (1), Bravo F (2)

(1) CRA-SAM Unità di ricerca per la Selvicoltura in Ambiente Mediterraneo, Rende (CS); (2) Instituto Universitario de Investigación en Gestión Forestal Sostenible, Universidad de Valladolid, Palencia (Spagna)
Collocazione: c8.4.5 – Tipo Comunicazione: Presentazione orale
8° Congresso SISEF *
Sessione 4: “Pianificazione e Produttività Forestale” *

Contatto: Matteo Tomaiuolo (matteo.tomaiuolo@entecra.it)

Abstract: Fra gli anni ’20 e gli anni ’60 del secolo scorso vennero eseguiti, in molte aree montane meridionali ad elevato rischio idrogeologico, interventi estensivi di rimboschimento. A partire dagli anni ’50 le finalità dei rimboschimenti divennero anche di tipo produttivo. La politica forestale nazionale italiana, infatti, fu tesa ad incrementare la produzione legnosa, mediante impiego di conifere a rapida crescita. In Calabria il pino laricio (Pinus laricio Poiret) è stata la specie maggiormente utilizzata, garantendo nella generalità dei casi buoni attecchimenti ed accrescimenti iniziali elevati; la sua rusticità e frugalità ha favorito lo sviluppo degli impianti in suoli di varia natura, anche in quelli più superficiali e poco produttivi. Attualmente i rimboschimenti di pino laricio ammontano a circa 36.000 ettari, quasi tutti realizzati sui complessi montuosi della Sila e dell’Aspromonte. Tali soprassuoli, pur realizzati con una prevalente funzione protettiva, assumono oggi una valenza produttiva non secondaria, poiché in grado di fornire elevati quantitativi di materiale legnoso (Avolio et al., 2009). A distanza di oltre 50 anni dall’esecuzione degli impianti è possibile affermare che le finalità prefissate (protezione del suolo e produzione legnosa) sono state raggiunte. Purtroppo, al notevole sforzo economico profuso per la realizzazione dei rimboschimenti non sempre è seguita l’applicazione di cure colturali adeguate. L’aumento del prezzo della manodopera, a cui non ha fatto riscontro, negli ultimi decenni, un corrispondente aumento del prezzo del legname, ha portato all’abbandono di molti rimboschimenti, sia di quelli eseguiti in terreni di proprietà privata, sia di quelli realizzati su suoli di proprietà pubblica. A volte in questi ultimi, a cui sono attribuite finalità multiple, le cure colturali eseguite in passato sono consistite, nella generalità dei casi, in ripuliture e spalcature nei primi anni successivi agli impianti, eventualmente seguiti da un primo diradamento di tipo basso e di moderata intensità. Spesso, quando effettuati, gli interventi intercalari hanno assunto carattere estemporaneo, venendo in sostanza a mancare la definizione e l’applicazione di un idoneo modulo colturale. L’assenza di pianificazione a qualsiasi livello gerarchico nei territori e per i soprassuoli in esame, che potesse tradursi in Piani di gestione colturale, ha negativamente condizionato lo sviluppo delle pinete artificiali di laricio, accentuandone in molti casi la vulnerabilità biotica ed abiotica, ed aumentando considerevolmente il rischio di incendi boschivi. Quanto sopra si è tradotto nella mancata esecuzione di interventi intercalari al fine di regolare, nel tempo e nello spazio, l’ottimale densità degli impianti di laricio per incrementarne la produttività (Avolio e Ciancio, 1979; Avolio, 1991), ovvero favorire l’evoluzione degli stessi, a struttura semplificata, verso ecosistemi forestali più complessi, assecondando l’insediamento della rinnovazione naturale sia di pino, sia di latifoglie autoctone tipiche della fascia di vegetazione (Avolio e Bernardini, 2008). Per ovviare alla mancanza di precise indicazioni operative per la gestione degli impianti calabresi di pino laricio è stato elaborato un Diagramma di gestione della densità (SDMD – Stand Density Management Diagram). Concettualmente, gli SDMD consentono di controllare i processi che si istaurano per effetto della concorrenza nei confronti delle risorse naturali disponibili, e si prefigurano come strumenti per la gestione della densità dei soprassuoli forestali, al fine di sviluppare e valutare alternative manageriali in funzione di strategie selvicolturali differenti. L’uso degli SDMD è particolarmente diffuso negli Stati Uniti ed in Canada, in quanto addirittura imposti per legge quali strumenti per la definizione delle prescrizioni selvicolturali; in Europa, al contrario, non hanno avuto grande diffusione, e sono relativamente recenti in quanto sviluppati solo nell’ultimo decennio su soprassuoli di pino marittimo, pino d’Aleppo, pino nero austriaco, pino silvestre (Sales Luis e Fonseca, 2004; Álvarez-González et al., 2005; Barrio-Anta et al., 2006; Stankova e Shibuya, 2007; Valbuena et al., 2008). In Italia l’unica applicazione è dovuta a Vacchiano et al. (2008) sul pino silvestre del Piemonte e Valle d’Aosta. In sostanza, gli SDMD rappresentano un mezzo semplice ed al tempo stesso flessibile, che consente di stimare i principali parametri dendometrici a costi contenuti, e di effettuare valutazioni e previsioni circa gli interventi da adottare e i risultati conseguibili.

Parole chiave: Rimboschimenti, Pino Laricio, Gestione Selvicolturale, Densità

Citazione: Tomaiuolo M , Bravo F (2011). Diagramma di gestione della densità per piantagioni di pino laricio (Pinus laricio Poiret) della Calabria . 8° Congresso Nazionale SISEF, Rende (CS), 04 – 07 Ott 2011, Contributo no. #c8.4.5