c8.11.8 – Impianti di noce per arboricoltura da legno in Piemonte: analisi della qualità basata sugli assortimenti ritraibili.

Nosenzo A, Boetto G, Berretti R, Meloni F

Dipartimento AGROSELVITER, Facoltà di Agraria, Università degli Studi di Torino. Via Leonardo da Vinci 44, 10095 Grugliasco (TO)
Collocazione: c8.11.8 – Tipo Comunicazione: Poster
8° Congresso SISEF *
Sessione 11: “Poster” *

Contatto: Antonio Nosenzo (antonio.nosenzo@unito.it)

Abstract: Negli anni ’90, con il Regolamento CEE 2080/92, si è inteso diminuire la produzione agricola mutando il tradizionale concetto di arboricoltura da legno che sino ad allora era identificato principalmente con la pioppicoltura. Gli investimenti effettuati hanno generato un crescente interesse per la produzione di legname di pregio impiegando latifoglie nobili a turno medio-lungo, tra le quali ha rivestito un ruolo fondamentale il noce (Juglans regia L.). L’indagine effettuata è finalizzata alla caratterizzazione degli assortimenti potenzialmente ottenibili a fine turno. A tal fine sono stati analizzati 20 impianti di ciliegio di cui 13 in purezza e 7 in consociazione con ciliegio. La scelta degli impianti ha seguito principalmente un criterio di distribuzione territoriale e dimensionale, al fine di rendere minima la variabilità dovuta alle differenze di progettazione. Per la valutazione delle piante è stato applicato un protocollo (Buresti e Mori, 2009) messo a punto e validato dal gruppo di lavoro costituito da: AALSEA, C.R.A. di Arezzo, Compagnia delle Foreste e Dipartimento Agroselviter nell’ambito di un progetto finanziato dalla Regione Piemonte. Allo scopo di valutare le reali condizioni di un impianto e l’obiettivo produttivo massimo ipotizzabile si è applicato un indice di qualità (I.Q.). L’indice integra le valutazioni relative alla vitalità delle singole piante con la stima delle caratteristiche di qualità del tronco lavorabile da esse ricavabile. L’I.Q. è calcolato su un campione di alberi variabile in funzione del numero di specie presenti e delle dimensioni dell’impianto e consente di assegnare un valore compreso tra 0-100. La vitalità è espressa in 4 classi di vigore (V1-V4), in funzione dell’incremento medio e delle condizioni di competizione della chioma. La qualità dei fusti lavorabili si articola in 4 classi (da A a D), assegnate in base all’esistenza di un toppo lavorabile lungo almeno 2,5 metri, alla percentuale di curvatura del fusto, alla consistenza di rami e nodi e alla presenza di gravi difetti di origine biotica o abiotica (Nosenzo et al. 2008). Per ogni impianto sono state effettuate una o più aree di saggio in funzione del grado di omogeneità e in ognuna di queste è stato esaminato un campione di 35 piante per specie. Complessivamente sono state valutate circa 920 piante di noce. Il primo dato emerso è quello relativo alla mortalità che ha interessato complessivamente il 5.2 % dell’intero campione. Tra le piante rilevate negli impianti la distribuzione dei fusti lavorabili in classi di qualità è stata la seguente: nelle classi A e B (che raccolgono il materiale di maggior valore) si sono riscontrate il 24.4% delle piante; il 32.1% nella classe C (uso per falegnameria andante) e il 38.3% nella classe D (legname destinabile unicamente alla triturazione o all’impiego energetico). Per quanto riguarda invece la distribuzione delle piante in classi di vigoria si osserva che 76.7% presenta caratteristiche di accrescimento riconducibili alle prime due classi di vigoria. Il dato medio deve essere però considerato puramente descrittivo in quanto la variabilità delle distribuzioni tra i diversi impianti è risultata piuttosto marcata. Infine sono stati calcolati i valori di I.Q. per ogni singolo impianto. Solo in quattro casi (circa l’20% del campione) l’I.Q. ha raggiunto e di poco superato il valore di 40, considerato la soglia minima di sufficienza. In altri quattro casi si è collocato di poco al di sotto su valori compresi tra 30 e 40. Il 25% degli impianti presentava valori compresi tra 20 e 30, considerabili pienamente insufficienti mentre il restante 35%, attestandosi al di sotto del 20, è da considerarsi fallito. Dalla lettura dei risultati relativi a mortalità e vigoria emerge che i terreni destinati all’arboricoltura da legno in Piemonte, pur essendo in genere marginali risultano comunque nella maggior parte dei casi vocati alla funzione produttiva che svolgono. Per quanto riguarda la valutazione della fase progettuale e di quella di conduzione degli impianti, i dati mettono in evidenza come la corretta pratica delle potature resti ancora il vero problema di questi impianti, che condiziona pesantemente la qualità degli assortimenti prodotti. Il calcolo dell’I.Q. sembrerebbe offrire un quadro sconfortante. In realtà è da tener presente che gli impianti indagati devono essere diradati. Per giungere alla densità finale occorre asportare il 50-60% delle piante e con un diradamento selettivo si possono raggiungere incrementi dell’I.Q. superiori al 50%. Infine, per evidenziare le ricadute del lavoro svolto in questi anni, relativamente alla valutazione degli impianti di arboricoltura da legno si rimarca che, nell’ambito della misura 221 del P.S.R. 2007-2013, la Regione Piemonte ha previsto di erogare una parte dei premi legati alla conduzione dell’impianto, valutando i risultati gestionali con la stessa metodologia impiegata per questa indagine.

Parole chiave: Noce, Arboricoltura, Assortimenti Legnosi, Qualità

Citazione: Nosenzo A, Boetto G, Berretti R, Meloni F (2011). Impianti di noce per arboricoltura da legno in Piemonte: analisi della qualità basata sugli assortimenti ritraibili. . 8° Congresso Nazionale SISEF, Rende (CS), 04 – 07 Ott 2011, Contributo no. #c8.11.8