c8.11.22 – Caratterizzazione della fauna edafica in un’area protetta

Lacatena F (1), Zito G (2), Andriuzzi WS (3), Bosso L (4), Francati S (5)

(1) Via Lorenzo Ferrante 22, 83100 Avellino(AV); (2) Via Petrarca 15, 81030 Cellole (CE); (3) Mres in Ecology & Environmental sustainability, School of Biological Sciences, University of Aberdeen, St-Machar Drive, Aberdeen, AB24 3UU; (4) Dipartimento di Arboricoltura, Botanica e Patologia Vegetale, Università degli studi di Napoli Federico II, Via Università 100, 80055 Portici, Italia; (5) Dipartimento di Scienze e tecnologie Agroambientali, Alma Mater Studiorum- Università di Bologna, viale G. FAnin 42, 40147- Bologna (BO)
Collocazione: c8.11.22 – Tipo Comunicazione: Poster
8° Congresso SISEF *
Sessione 11: “Poster” *

Contatto: Federica Lacatena (federica.lacatena@libero.it)

Abstract: Gli elementi biotici e abiotici degli ecosistemi sono legati alla componente suolo in ogni loro parte. Possiamo a buon ragione considerare lo stato di salute di questo ecosistema di fondamentale importanza per comprendere eventuali situazioni di degrado ambientale o di sfruttamento sconsiderato della terra. Scopo di questa ricerca è la caratterizzazione e lo studio dell’ artropodofauna edafica in un’area protetta, la Riserva Naturale Orientata “Valle delle Ferriere”, sita tra i comuni di Agerola ed Amalfi (SA), dove la conservazione della biodiversità è il principale obiettivo. Partendo da organismi bioindicatori della fauna edafica ci si prefigge di stabilire dei parametri di salute ottimale dell’ecosistema suolo, utili in piani di recupero e bonifica di aree inquinate. La Valle delle Ferriere si estende per 465 ettari, ed ha un’altitudine che varia da 300 a 1.200 m s.l.m., è costituita da calcarei cretacei che poggiano su dolomie del Trias superiore, localmente sono presenti prodotti piroclastici provenienti dal complesso del Somma-Vesuvio. Il diffuso carsismo ha determinato la presenza di numerose sorgenti che alimentano un torrente sul fondo della valle (Torrente Canneto). La morfologia del luogo ha permesso lo sviluppo di una inversione vegetazionale. I carotaggi sono stati effettuati nelle quattro stagioni dell’anno, in due stazioni di prelievo, una costituita da un castagneto da frutto a quota 1.035 m e l’altra da un bosco misto di castagni, aceri, faggi, ed altri arbusti e specie erbacee a quota 986 m; prima dei prelievi sono stati rilevati alcuni parametri chimico-fisici per entrambi i siti. I campioni di suolo per l’analisi faunistica sono stati divisi nei rispettivi orizzonti di suolo e inseriti separatamente in buste di polietilene. Successivamente, in laboratorio, sono stati misurati altri parametri fisico-chimici dei campioni. Per estrarre l’artropodofauna dal terreno, i vari orizzonti sono stati posti all’interno di selezionatori di Berlese-Tullgren. Per l’analisi faunistica si sono utilizzati gli indici biotici QBS-ar, Acari/Collemboli e Sorensen, per i quali non è richiesta una determinazione dei Taxa a livello specifico ma è altresì richiesta un’analisi dell’abbondanza degli individui e della loro diversità. Il riconoscimento è stato effettuato utilizzando uno stereomicroscopio Nikon SMZ645 e diverse chiavi dicotomiche. I valori delle analisi fisico-chimiche sono risultati diversi per le due stazioni; per il castagneto sono state riscontrate temperature degli strati variabili con la profondità in modo pressoché costante in tutte le stagioni eccetto che in estate, dove si assiste ad una brusca variazione, determinata dalla elevata aridità superficiale. L’umidità è risultata maggiore negli strati più profondi in tutte le stagioni, mentre i valori granulometrici secondo la scala di Wentworth, erano dell’ordine della sabbia fine. Il pH ha fornito valori di neutralità per entrambe le stazioni. Per il bosco misto i valori di temperatura sono risultati avere andamento simile al castagneto, tranne che per la stagione estiva in cui il trend risulta opposto; lo stesso andamento si è riscontrato per l’umidità, probabilmente a causa dell’elevato quantitativo di lettiera. La granulometria, in questo caso, era essenzialmente ciottolosa. L’indice QBS-ar ha dato valori più bassi nel castagneto, pertanto il bosco misto risulta essere costituito da una zoocenosi edafica maggiormente stabile e rappresentativa dei taxa del suolo. L’indice Acari/Collemboli mostra una predominanza dei primi, segno di una diversa comunità edafica tra le due stazioni. L’indice di Sorensen ha mostrato una somiglianza dell’89% tra i due siti. Ciò sembrerebbe in contraddizione con quanto detto fin’ora, tuttavia questo indice si riferisce unicamente alla diversità tassonomica e non considera altri fattori quali, l’abbondanza di individui o i gruppi trofici. I risultati complessivi della ricerca hanno confermato il buono stato di salute e l’ottima funzionalità ecologica dei siti campionati. Tra le due stazioni considerate, il bosco misto, ha fornito risultati che confermano la presenza di una complessa zoocenosi edafica con un numero più elevato di taxa. Una comunità di questo tipo, oltre ad essere più stabile, conferma una relazione con la relativa complessità della fitocenosi. Tuttavia la stazione castagneto risulta essere altrettanto funzionale, seppur con un minor numero di taxa, con ogni probabilità determinato dalla omogeneità vegetazionale.

Parole chiave: Bioindicatori, Artropodofauna, Inversione Vegetazionale, Indici Biotici

Citazione: Lacatena F , Zito G , Andriuzzi WS , Bosso L , Francati S (2011). Caratterizzazione della fauna edafica in un’area protetta . 8° Congresso Nazionale SISEF, Rende (CS), 04 – 07 Ott 2011, Contributo no. #c8.11.22