c7.7.31 – L’impatto della fauna selvatica nei boschi cedui della Val Bormida (SV)

Meloni F*, Berretti R, Motta R

Dipartimento AGROSELVITER (Agronomia, Selvicoltura e Gestione del Territorio), Università degli Studi di Torino, via L. da Vinci, 44 – 10095 Grugliasco (TO)
Collocazione: c7.7.31 – Tipo Comunicazione: Poster
7° Congresso SISEF *
Sessione 7: “Poster” *

Contatto: Fabio Meloni (fabio.meloni@unito.it)

Abstract: L’attiva gestione selvicolturale delle superfici forestali governate a ceduo, riveste un ruolo potenzialmente fondamentale nell’economia locale, ma si traduce anche in un’importante fonte di alimentazione per le popolazioni di ungulati selvatici. I giovani ricacci nati in seguito ad una ceduazione infatti risultano essere molto appetiti, in particolar modo nei primi anni successivi al taglio.Uno squilibrio tra elevate densità faunistiche e risorse alimentari può portare ad un impoverimento ed una degradazione della foresta ma anche una mancanza di risorse alimentari ed un peggioramento qualitativo dell’habitat per gli ungulati. Numerosi studi sono stati condotti su boschi d’alto fusto, ma risulta sporadica l’esperienza nei boschi cedui. Questo lavoro si prefigge l’obiettivo di analizzare la risposta dei giovani polloni al disturbo originato da una popolazione di ungulati selvatici non in equilibrio con il resto dell’ecosistema. L’esperienza è stata condotta in alcuni orno-querceti di roverella e castagneti sottoposti ad intervento di ceduazione, situati nel territorio della Val Bormida (SV). I rilievi sono stati effettuati a a partire dagli anni successivi al taglio (2003) e conclusi nel 2009. All’interno dei tre popolamenti forestali analizzati è stata individuata e delimitata un’area (500mq) a libero pascolo ed un’area testimone recintata con lo scopo di permettere un confronto delle dinamiche in assenza di disturbo. In ogni area le ceppaie sono state identificate, in modo univoco e permanente attraverso l’applicazione di targhette numerate. Per ogni ceppaia si è determinata la specie, l’altezza media, il numero di polloni presenti, il tipo e l’intensità di danno dovuto ai cervidi sui polloni emessi. I risultati della ricerca hanno messo in evidenza che l’impatto degli ungulati sui boschi studiati si è manifestato essenzialmente attraverso azioni di carattere alimentare (brucatura). Il monitoraggio prolungato ha permesso di studiare le reazioni della pianta al disturbo: dove la brucatura avviene in modo continuo sui ricacci annuali, si manifesta una marcata interferenza sull’accrescimento, fino a determinare la classica forma a “cuscinetto” delle ceppaie e nel caso estremo il collasso definitivo. La selezione effettuata su specie non appetite dagli animali determina una variazione nella composizione specifica del soprassuolo forestale. È stato inoltre osservato un diverso comportamento alimentare degli ungulati che tendono a preferire i nuovi ricacci rispetto ai polloni già ripetutamente brucati. Il confronto con le aree testimone assume un’importante ruolo nella quantificazione economica del danno sul popolamento permettendo di valutare le differenze di produzione di biomassa.

Citazione: Meloni F, Berretti R, Motta R (2009). L’impatto della fauna selvatica nei boschi cedui della Val Bormida (SV) . 7° Congresso Nazionale SISEF, Isernia – Pesche (IS), 29 Set – 03 Ott 2009, Contributo no. #c7.7.31