c7.7.27 – Applicazione dell’Indice di Qualità su un campione di impianti di arboricoltura da legno del Piemonte

Nosenzo A*, Boetto G, Berretti R, Travaglia PM

Dip.to AGROSELVITER, Univ. di Torino, Grugliasco (TO)
Collocazione: c7.7.27 – Tipo Comunicazione: Poster
7° Congresso SISEF *
Sessione 7: “Poster” *

Contatto: Antonio Nosenzo (antonio.nosenzo@unito.it)

Abstract: Con il presente lavoro si presentano i primi risultati ottenuti nell’applicazione della metodologia per la definizione della qualità degli impianti in arboricoltura da legno di pregio in Piemonte. Tale metodo si basa sulla definizione di un Indice di Qualità dell’Impianto “IQ”, il cui valore è compreso tra 0 e 100, che deriva dall’applicazione dei protocolli per la stima della qualità dei toppi su piante in fase di qualificazione e di dimensionamento (Nosenzo et al., 2008) e per la valutazione della vitalità delle singole piante oggetto di indagine (Buresti et al., 2009), definendo così le caratteristiche d’insieme dell’impianto. La determinazione della qualità è avvenuto in 13 impianti di noce e ciliegio, sia puri che misti, dislocati in 5 province. Il campione complessivo analizzato ammonta però ad un numero di 16 poiché, nel caso di impianti misti, si sono considerate separatamente le due specie. I risultati di questa p rima analisi hanno portato a valori di IQ compresi tra 2 e 58, solo 5 campioni risultano sufficienti mentre i restanti 11 risultano insufficienti o scarsi. L’IQ medio del noce è 33, mentre quello del ciliegio è 31; scorporando il dato nelle voci vitalità e qualità del fusto, si osserva che in generale il noce risulta meno vitale, ma di qualità maggiore, mentre per il ciliegio si verifica l’opposto. Le cause della diminuzione di vitalità non sono ad oggi ben definibili, mentre è possibile individuare con precisione le cause del declassamento dei toppi per le specie principali, ovvero la presenza di nodi e la deviazione della rettilineità. La comparazione delle distribuzioni in classi di qualità delle due specie permette di osservare come per il noce, siano più rappresentate, rispetto al ciliegio, le classi estreme, ovvero la “D” (toppi non lavorabili) e la sommatoria delle classi A e B (toppi da trancia e da falegnameria di pregio). Il ciliegio invece vede una riduz ione delle percentuali di toppi non lavorabili (classe D) ma un sensibile incremento percentuale dei fusti lavorabili ma di scarsa qualità (classe C). È emersa dall’analisi dei dati una maggiore qualità degli impianti puri rispetto a quelli misti. Le cause di tale fenomeno sono però probabilmente non tanto di natura ecologica e fisiologica, quanto invece di carattere gestionale da ricondurre alle pratiche di potatura ed in particolare alla consuetudine oggi superata di non differenziarle in funzione della specie. Alla luce di quanto emerso occorre rimarcare che la presente indagine rappresenta uno studio pilota e che le tendenze da essa poste in rilievo necessitano di essere verificate su un campione più ampio di impianti. L’interesse nei confronti dei risultati sin qui emersi ha consentito di avviare una nuova campagna di rilievi volti all’approfondimento di questi aspetti.

Citazione: Nosenzo A, Boetto G, Berretti R, Travaglia PM (2009). Applicazione dell’Indice di Qualità su un campione di impianti di arboricoltura da legno del Piemonte . 7° Congresso Nazionale SISEF, Isernia – Pesche (IS), 29 Set – 03 Ott 2009, Contributo no. #c7.7.27