c7.3.1 – Bosco, ambiente, selvicoltura, tra cambiamento e adattamento

Bertini G* (1-2), Fabbio G (1)

(1) CRA-SEL, Istituto Sperimentale per la Selvicoltura, Arezzo; (2) DISAFRI, Università della Tuscia, Viterbo
Collocazione: c7.3.1 – Tipo Comunicazione: Presentazione orale
7° Congresso SISEF *
Sessione 3: “Selvicoltura in trasformazione” *

Contatto: Gianfranco Fabbio (gianfranco.fabbio@entecra.it)

Abstract: Sistemi intrinsecamente dinamici come le foreste sono oggi inseriti in un contesto di cambiamento accelerato dei parametri ambientali, degli usi, della qualità dei beni e servizi attesi. La dimensione colturale si amplia così a considerare non solo le funzioni storiche di produzione legnosa e protezione del territorio, poi anche sociali (terza dimensione della foresta), fino a esplorare le capacità di adattamento ai cambiamenti e di potenziale mitigazione. Tutto ciò impone una revisione profonda degli approcci di gestione che deve coniugare tempi e processi biologici con funzioni consolidate e nuove, sempre più mirate, pure in un contesto ambientale che rende il bosco più vulnerabile a fattori e tipi di disturbo tradizionali ed emergenti. Le istanze oggi proposte “sviluppo e adattamento, naturalità e conservazione”, possono apparire contrastanti, ove l’assunto di “multifunzionalità” non trovi una esplicitazione gestionale di scala. Individuare, per ciascun tratto di foresta, funzioni prevalenti che si ricompongono e si integrano a scala più ampia a produrre la multifunzionalità di complesso attesa. Poste come parole chiave “salute, vitalità, efficienza”, qualità biologiche capaci di sostenere qualsiasi funzione, si possono identificare obiettivi e metodi di gestione adattativi e proattivi del bosco e del territorio agro-forestale. Soluzioni colturali mirate e intensità di coltivazione molto variabili, possono conservare naturalità residuali, mantenere diversità create attraverso la selvicoltura precedente, implementare maggiore complessità strutturale, produrre legno, adattare il bosco a un ambiente in evoluzione e sviluppare il potenziale di mitigazione. Come ottenere questo? Riportando la biologia del bosco al centro dell’attenzione, interpretando la dinamica corrente rispetto al trattamento pregresso (tempi, modi, intensità, attenzioni e lacune), verificando la potenzialità soprassuolo-stazione e il livello di esposizione ai disturbi, identificando fasi sensibili e anticipando i problemi con soluzioni colturali idonee, durante tutte le fasi di vita del bosco. La selvicoltura diventa così espressione di colturalità, progetta soluzioni flessibili capaci di massimizzare la funzione identificata come prevalente e di ottimizzare il livello di quelle accessorie alla scala di unità di gestione; utilizza, nelle superfici divenute marginali, lo strumento del monitoraggio per controllare la dinamica di post-coltivazione e prevedere interventi mirati sostitutivi della prassi precedente di intervento massale.

Citazione: Bertini G , Fabbio G (2009). Bosco, ambiente, selvicoltura, tra cambiamento e adattamento . 7° Congresso Nazionale SISEF, Isernia – Pesche (IS), 29 Set – 03 Ott 2009, Contributo no. #c7.3.1