c6.8.10 – Prime indagini sulla variabilità genetica di Acer campestre L. in Italia centrale e influenza della specie sul paesaggio rurale toscano

Proietti R, Carone G, Ducci F

Istituto Sperimentale per la Selvicoltura, Viale S. Margherita, 80 52100 Arezzo
Collocazione: c6.8.10 – Tipo Comunicazione: Poster
6° Congresso SISEF *
Sessione 8: “Poster: “Biodiversità, cambiamenti climatici, monitoraggio”” *

Abstract: A. campestre L. è una specie con una lunga tradizione di coltivazione in Italia centrale. Già gli Etruschi lo impiegavano come tutore della vite e i Romani lo utilizzavano per demarcare le centuriazioni. Ha assunto quindi nel tempo un ruolo importante nella caratterizzazione del paesaggio rurale. Lo sviluppo della meccanizzazione ha determinato una progressiva riduzione delle sue risorse genetiche, tanto che oggi ne restano solo pochi filari, o poche piante sparse e non ci sono studi né sulla consistenza delle risorse, né sulla variabilità genetica. La necessità di conservare la diversità di specie minori, come l’acero, caratterizzate da ampio areale, spesso senza uno specifico habitat, con un ruolo forestale secondario, ma importanti per paesaggio e ambiente, è decisamente cresciuta. Inoltre, l’impiego dell’acero per l’arredo verde urbano, per le siepi o per gli interventi di rinaturalizzazione ha determinato l’inserimento di A. campestre L. nell’allegato 1 del D.lgs 386/2003, rendendo necessario l’analisi della variabilità della specie e l’individuazione di regioni di provenienza. Questo primo studio ha lo scopo di effettuare un inventario delle risorse di A. campestre in Toscana e di analizzare le caratteristiche genetiche delle popolazioni selezionate. L’indagine ha riguardato 4 popolazioni della provincia di Arezzo e 3 campane, utilizzate come sistema di riferimento. Le analisi genetiche sono state effettuate con isoenzimi. Per i sistemi isoenzimatici considerati i risultati ottenuti per numero medio di alleli per locus, percentuale di loci polimorfici, eterozigosi media osservata e attesa, indici di fissazione e differenziazione genetica sono simili a quelli riportati da Bendixen (2001), che oggi è il solo lavoro di riferimento per la specie. La distribuzione e la frequenza degli alleli sono risultate simili nelle popolazioni toscane e in quelle di riferimento e non è stato possibile individuare alleli esclusivi che caratterizzano le popolazioni. Come per altre specie forestali a diffusione sporadica (P. avium, Sorbus sp.), l’indice medio di fissazione è positivo, evidenziando la tendenza a deviare dall’equilibrio di Hardy-Weinberg per eccesso di omozigoti. Il coefficiente di inbreeding mostra che la popolazione campana di Cerreta è quella più prossima all’equilibrio. Cerreta è l’unica tra le popolazioni esaminate in questo lavoro ad essere costituita da individui sparsi ai margini del bosco e non da piante riunite in filari. Questo risultato conferma che le piante utilizzate in passato nei filari, erano semenzali ottenuti da una o poche piante e, di conseguenza, con bassi livelli di diversità. Gli indici di differenziazione genetica indicano che gran parte della variabilità totale è ascrivibile a differenze tra individui nelle popolazioni. Il dendrogramma UPGMA, ottenuto dalle distanze genetiche di Nei (1978), riunisce nello stesso cluster le popolazioni toscane, rispondendo così ad una logica geografica.

Citazione: Proietti R, Carone G, Ducci F (2007). Prime indagini sulla variabilità genetica di Acer campestre L. in Italia centrale e influenza della specie sul paesaggio rurale toscano . 6° Congresso Nazionale SISEF, Arezzo, 25 – 27 Set 2007, Contributo no. #c6.8.10