c6.2.4 – Indagini sui fenomeni di deperimento in ecosistemi forestali di aree protette

Anselmi N, Nasini M, Gori M, Librandi I, Rocco E, Ravaioli F

Università della Tuscia – Viterbo
Collocazione: c6.2.4 – Tipo Comunicazione: Presentazione orale
6° Congresso SISEF *
Sessione 2: “Sessione 2: Fattori di stress e strategie di mitigazione” *

Contatto: Naldo Anselmi (anselmi@unitus.it)

Abstract: In numerose aree forestali protette del nostro Paese in cui i diradamenti sono vietati o limitati, quali vari Parchi, Riserve Integrali, Siti di Interesse Comunitario (SIC), Zone a Protezione Speciale (ZPS), sono stati ultimamente lamentati inquietanti fenomeni di deperimento. Con queste ricerche, prendendo in considerazione una quindicina di boschi misti della Regione Lazio relativi a varie Aree Protette, prevalentemente querceti, si è inteso verificare l’incidenza dei deperimenti sulle piante e dei patogeni implicati, sia allo stato sintomatico che asintomatico (endofitico), ed il ruolo svolto sul fenomeno da parte di alcuni fattori stazionali ed antropici. Il deperimento, sia pur in misura differenziata, ha presentato livelli ragguardevoli (20-30 % di piante morte ed oltre il 30% di soggetti deperienti) in vari importanti boschi regionali più o meno protetti, quali quelli di Trentani, Palo Laziale, Tolfa, Cesano, Monterotondo e Manziana, nella provincia di Roma; Marturanum, Monte Rufeno e Vetralla, nella provincia di Viterbo. Il fenomeno, oltre a Quercus cerris, assai colpita, e Quercus spp., è risultato interessare anche Acer, Carpinus, Fagus e Fraxinus. Predisposto dalle prolungate e ripetute siccità degli ultimi due decenni, particolarmente intenso su cedui invecchiati o su fustaie con elevata densità delle piante, esso è risultato infierire soprattutto in aree boschive più acclive, con suolo più superficiale o sciolto, esposizione a mezzogiorno, forte pressione di pascolo, più povere in biodiversità. Relativamente al genere Quercus, sulle piante morte e su varie di quelle più deperienti sono stati rilevati numerosi stromi carbonacei di Biscogniauxia mediterranea, attacchi di Armillaria spp. ed, in qualche caso, fruttificazioni di funghi lignivori. Nei tessuti di piante apparentemente sane è stata riscontrata una contemporanea presenza di endofiti fungini, patogeni e non. Tra i primi, sono stati isolati soprattutto agenti di necrosi corticali, quali B. mediterranea, con a seguire, Phomopsis, Coryneum, Phoma, Diplodia ecc, nonché Discula quercina e (soprattutto su Q. robur) Tubakia dryina, agenti di necrosi fogliari e dei germogli. Tra i secondi sono stati riscontrati soprattutto Aureobasium, Cladosporium, Epicoccum, Penicillium spp., ecc. La competizione tra le piante od i forti ripetuti stress sembrerebbero favorire il conclamarsi dello stato parassitario degli endofiti patogeni. Con i cambiamenti climatici globali che sembrano particolarmente interessare il nostro paese, i suddetti fenomeni potrebbero aggravarsi ed andare ad interessare anche altre aree forestali. Da tali risultati scaturiscono considerazioni che debbono essere prese in attento esame nella gestione delle aree forestali, in particolare in quelle protette. Ringraziamenti. Lavoro effettuato con finanziamenti PRAL 2005 della Regione Lazio.

Citazione: Anselmi N, Nasini M, Gori M, Librandi I, Rocco E, Ravaioli F (2007). Indagini sui fenomeni di deperimento in ecosistemi forestali di aree protette . 6° Congresso Nazionale SISEF, Arezzo, 25 – 27 Set 2007, Contributo no. #c6.2.4