c3.3.11 – La ripresa della gestione nella Pineta di pino domestico di Castel Fusano. Riflessioni sul trattamento selvicolturale per il recupero della funzionalità e stabilità dei popolamenti

Amorini E (1)*, Cutini A (2), Manetti MC (2)

Istituto Sperimentale per la Selvicoltura, Arezzo
Collocazione: c3.3.11 – Tipo Comunicazione: Presentazione orale
3° Congresso SISEF *
Sessione 3: “Foreste e selvicoltura per la protezione del territorio” *

Contatto: Emilio Amorini (issar@ats.it)

Abstract: La ripresa della gestione nella Pineta di Castel Fusano. Trattamento per il recupero della funzionalità e stabilità dei popolamenti. Emilio Amorini, Andrea Cutini, Maria Chiara Manetti Istituto Sperimentale per la Selvicoltura, Viale S. Margherita 80 – 52100 Arezzo tel. 0575 – 353021 fax 0575 – 353490 e-mail issar@ats.it La pineta di Castel Fusano, parte significativa della Riserva Naturale del Litorale Romano, è stata percorsa da un incendio disastroso che ha distrutto oltre 250 ettari della pineta monumentale (120-150 anni). L’evento ha indicato l’urgenza di consistenti interventi selvicolturali nella pineta ancora integra, costituita essenzialmente da popolamenti adulti di circa 50-60 anni. La pineta è stata oggetto di indagini dendrometriche, strutturali ed ecologiche per caratterizzare le strutture e definire i caratteri del diradamento da applicare per ricostituire soprassuoli più stabili e di maggior valore ambientale e ricreativo. L’abbandono colturale in atto da diversi decenni ha causato anomalie nella struttura e nel funzionamento dell’ecosistema. Le modalità di impianto, da semina andante a semina su fasce lavorate alternate a fasce salde, hanno acuito gli effetti dell’abbandono determinando forte competizione, elevata copertura e scadente morfologia delle piante. L’elevata mortalità e il notevole accumulo di necromassa indecomposta aumentano considerevolmente il rischio di incendio. La diffusione e lo sviluppo del leccio e delle altre specie della macchia, sottopiano generalmente poco strutturato, sono la diretta conseguenza dell’assenza di interventi nel piano principale.I primi dati sperimentali sottolineano l’urgenza di applicare diradamenti selettivi e di discreta intensità (dal 25 al 45% delle piante) per: i) tentare il recupero funzionale della pineta; ii) favorire la dinamica della vegetazione spontanea e i processi di rinnovazione naturale del pino; iii) prevenire e limitare i rischi di incendio.

Citazione: Amorini E , Cutini A , Manetti MC (2001). La ripresa della gestione nella Pineta di pino domestico di Castel Fusano. Riflessioni sul trattamento selvicolturale per il recupero della funzionalità e stabilità dei popolamenti . 3° Congresso Nazionale SISEF, Viterbo, 15 – 18 Ott 2001, Contributo no. #c3.3.11